La storia

 

 Il territorio di Tufillo fu abitato nel periodo preromano dai frentani. L'insediamento primitivo era nei pressi di monte Farano, ora sito archeologico di rilievo.
Nel 1933, su Monte Farano, fu rinvenuta una chiave votiva sulla quale è incisa in lingua osca una dedica ad HERENTAS (Afrodite): “herettates : sum / agerllud” (sono di Herentas / da Agello).
Sempre nel territorio di Tufillo è stata rinvenuta una statuetta in bronzo raffigurante Giove giovanile o Ercole, particolarmente venerato fra le popolazioni frentane. Ciò fa supporre che il primo insediamento dev’essere localizzato sulla parte più alta del suo territorio, Monte Farano, metri 705 slm.

I “Clerici de Tufillis”, citati sull’inventario dei beni della Diocesi di Chieti, il 19 marzo 1323, tra coloro che sono tenuti a pagare le decime, attestano per la prima volta su un documento ufficiale il nome di Tufillo.
Il territorio di Tufillo, come si può ricavare dalla bolla di papa Niccolò II, fa parte della Diocesi di Chieti almeno dall’inizio dell’XI secolo, infatti il Pontefice, nel maggio 1059, così delimita il confine sud della diocesi teatina: …passa al monte di Schiavi, al Trigno e, lungo il fiume, arriva al mare”.
In precedenza, nel Catalogus Baronorum del XII secolo, si trova menzionato Lupeczanum, attuale Colle Vezzani, come feudo di Philippus Grandenatus di probabile origine longobarda.
Il toponimo Lipuzani nel 1115 si ritrova nella descrizione dei confini del Castrum Doliolae, donato da Ugo Grandenatus all’abate Giovanni del monastero di Sant’Angelo in Cornacchiano

Secondo una leggenda Tufillo era ubicata a Monte Farano, ma un'invasione di grosse formiche avrebbe costretto i suoi abitanti ad abbandonare le abitazioni originarie e a riedificarle più in basso, dove sorge l'attuale paese.
Questa, come tutte le leggende, trae ispirazione da elementi reali: il topos dell'invasione dei formiconi, come avviene in altre località abruzzesi, adombra il ricordo di un antico insediamento, e recenti ricognizioni condotte su Monte Farano hanno avvalorato tale ipotesi, confermata dal reinvenimento di materiali ceramici databili tra il IV ed il III sec. a.C. e dalla individuazione dell'angolo settentrionale di un ambiente con pavimento in signino. E' inoltre noto che dalle pendici del monte proviene una chiave bronzea famosa per l'iscirizione in lingua osca herettates:sum /agerllud (sono di Herentas/da Agello), che menziona la divinità cui era destinato l'ex voto, Herentas (Afrodite), ed Agello, probabile denominazione del vicus, ossia dell'antico nucleo abitato che dedica la chiave alla dea.
Il Territorio di Tufillo ha restituito anche una statuetta in bronzo, alta cm 17, raffigurante forse Giove giovanile:manca infatti la pelle leonina, tipico attributo di Ercole, sostituita da un mantelletto drappeggiato intorno al braccio sinistro, el'oggetto tenuto nella mano destra della figura sembra proprio il fulmine che contraddistingue le rappresentazioni di tale divinità.
La statuetta, che per stile e struttura del corpo nn può esser datata prima del III sec. a.C., proviene quasi certamente da un santuario, ma nn sappiamo se fosse localizzato anch'esso su Monte Farano o in altra zona dell'agro di questo comune.
L'antica frequentazione del territorio di Tufillo trova ulteriore conferma nella presenza di vari siti di indubbio interesse archeologico che, benchè non siano stati ancora oggetto di indagini sistematiche, riservano sicuramente degli aspetti interessanti ai fini della ricostruzione della topografia antica e della storia locale.
La località Piana S. Pietro, ad esempio, situata sulle pendici sud-orientali di Monte Fanino, era sede di un antico monastero la cui memoria è stata mantenuta viva dalla tradizioe orale anche atraverso la denominazione "Fonte dei monaci" attribuita ad una vicina sorgente.
L'esistenza del monastero è attestata da un documento piuttosto tardo, la relazione della visita pastorale del 13 maggio 1568 che, tra gli edifici religiosi esistenti nell'oppidum Tufilli, menziona la ecclesia sul vocabulo S. Petri constructa in territorio Tufillo in loco ubi dicitur la defensa della Corte. La frequentazione dell'area, certa fino al XVI sec., sembra tuttavia risalire ad età ben più antica, a giudicare dalla cronologia attribuibile ai frammenti ceramici (vernice nera, sigillata africana, etc.)facilmente reperibili in superficie. Probabilmente l'edificio religioso venne ad installarsi su strutture precedenti, forse una villa di mezza costa nata in età ellenistica ed utilizzata fino all'avanzata età imperiale.
Particolare attenzione merita poi la località indicata nell'attuale cartografia come Colle Vezzani, corrispondente all'antica "Lupezzano", il cui toponimo, conservatosi attraverso la tradizione orale, è attestato in fonti documentarie medievali. Dal Catalogus Baronum apprendiamo infatti che nel XII sec. Lupeczanum era feudo di Philippus Grandenatus, esponente di una famiglia feudale di probabile origine longobarda e feudatario di Joczolinus, conte di Loreto. Successivamente compare la citazione del limites Lipuzani nella descrizione dei confini del castrum Diliolae, chenel 1115 viene donato ad Ugo Grandenatus all'abate Giovanni del monastero di Sant'Angelo in Cornacchiano, e all'anno 1324-25 risale infine la menzione dei clerici de Tufillis e di altri paesi, dipendevano dal citato monastero di Sant'Angelo.

MOSTRA ARCHEOLOGICA "PRIMA DI TUFILLO"
"Prima di Tufillo" è il titolo della mostra che a Tufillo ospita i reperti più rappresentativi tra quelli rinvenuti sul vicino Monte Farano. 

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